Il libro della settimana è "Controcuore" (ed. Azimut). Una raccolta di racconti sull'amore che mischia autori famosi ed esordienti. Venerdì 12 febbraio, Adriana Merola, l'editrice, sarà ospite a "C'est la ouate".
Mezza marcia indietro di Lorella Cuccarini, che ha approfittato di un’ospitata in un ambiente amichevole - la trasmissione Tatami di Camila Raznovich - insieme a un vecchio amico (gay) come Luca Tommasini, per correggere le affermazioni fatte a Vanity Fair e poi al Muccassassina. Come ricorderete per quelle parole la soubrette fu pesantemente criticata e contestata anche durante la serata al Qube.
La Cuccarini ribadisci che lei ha sempre sostenuto “le unioni gay” ed è sempre stata vicina alla comunità omosessuale; ma che aveva voluto aggiungere la propria idea personale di matrimonio, legata al fatto religioso. In questo ragionamento le dà man forte Tommasini, che ribadisce come il matrimonio sia religioso, mentre in quella sede si parla di diritti civili.
Mi sorprende, onestamente, che Camila - per solito molto attenta a questi temi - lasci correre così un equovoco tanto stridente: la Cuccarini (e anche Tommasini, evidentemente) crede che il matrimonio sia solo religioso e per i gay (e le lesbiche, spero) sostiene le unioni civili. Ma in Italia esiste anche il matrimonio civile, che è aperto alle coppie etero, ma non a quelle gay.
Qualcuno, per favore, spieghi alla Cuccarini che i gay non chiedono nulla alla chiesa cattolica - men che meno di sposarsi in chiesa - ma pretendono l’uguaaglianza dei diritti con gli altri cittadini e dunque la possibilità di sposarsi; ovviamente davanti a un ufficiale di stato civile. È molto semplice, non servono grandi sforzi intellettuali per capirlo.

Riuscirà l’icona della scrittura a carattere omosessuale; l’eccentrico e picaresco Aldo Busi, l’ottimo e magnifico scrittore dei nostri tempi a trionfare nel reality più godurioso della stagione televisiva? Riuscirà l’Aldo della parola eccelsa e mai casta, delle provocazioni e dell’egocentrismo a superare se stesso e a farci dimenticare l’ottima vittoria di Luxuria della precedente edizione dell’Isola dei famosi? Una cosa è certa, Simona Ventura, deus ex machina del programma-trionfo della seconda rete Rai, anche quest’anno non ha voluto rinunciare ad una presenza che potesse creare interesse e audience anche da parte del pubblico glbtq. Così dopo Malgioglio, Cecchi Paone e Luxuria, catapulterà all’Isola, uno dei più prolissi scrittori, un letterato conosciuto ad un pubblico diverso da quello che segue costantemente i reality; un provocatore della parola: Aldo Busi, appunto.
Ora a Busi non resta che partire, insieme agli altri concorrenti e affrontare l’Isola della fame, dei disagi, delle contumelie, degli insetti che cercano di saziare la fame attaccando i “naufraghi”. Lo show è assicurato, il cachet firmato e anche la possibilità di non sapercela fare. Poco importa se, come dicono tanti, il reality è manovrato, guidato da chi deve assicurare e saziare l’incipienza degli sguardi voyeuristici di noi tutti. Da quel che trapelata alla vigilia della partenza, Busi sarà l’asso nella manica della “tosta” Simona Ventura e, credo, ne vedremo delle belle.
Intanto l’autore di Seminario sulla gioventù, ha dichiarato di aver fatto togliere una clausola contrattuale che gli vietava di parlare in maniera offensiva di politica e di religione. Da Busi ci potremo aspettare tutto e il contrario di tutto, ma sappiamo poi che la liceità non vorrà dire gratuità che potrebbe scatenare maremoti polemici. Probabilmente ci parlerà anche del suo ultimo libro stampato dalla Bompiani, Aaa!. Intanto si comincia a parlare di lui e di chi con lui, dal 18 febbraio, dovrà affrontare da protagonista la nuova edizione del programma della Ventura.
La certezza che lo stesso Busi esibisce è quella di voler provocare con la sua presenza uno tsunami mediatico. Vedremo molto presto se si tratterà di uno tsunami o di un semplice movimento di onde che paiono burrasche ma non lo sono. La partecipazione e la vittoria di Vladimir Luxuria, nella scorsa edizione, ha in qualche modo fatto parlare di omosessualità e di transessuali e transgender come poco capita alla televisione di Stato. Certo, ieri come oggi, si tratta di un reality, di un programma di intrattenimento e audience e quindi non certo la sede adatte a risolvere le varie omofobie o le tante questioni che riguardano la nostra comunità. Come per altri casi, qui è il soggetto più che la sua omosessualità ad emergere. Inutile farsi illusioni. Senza dimenticare che oramai da anni Aldo Busi racconta di se stesso anche attraverso i suoi libri, si vede poco nell’agitato parterre omosessuale, nonostante continui a battersi per alcuni diritti che stanno a cuore a lui e a noi.
Si farà ancora discutere, da noi come da altri, il bravo Busi. Augurandogli un buon, nuovo successo televisivo, vedremo se a torto o a ragione, l’omosessualità televisiva diventerà altro rispetto a tanta melensità a cui abbiamo finora assistito.
Foto | Kirkpinar
Riflessioni di Gianni Geraci, portavoce del Gruppo del Guado di MilanoQuando avevamo deciso di chiedere a monsignor Bettazzi di venire a parlarci del Concilio Vaticano II qualcuno ha espresso una preoccupazione: «Non c’è il rischio di organizzare un incontro importante in cui però vengono ignorate le difficoltà che molti omosessuali incontrano di fronte a una chiesa che sembra ormai incapace di accogliere e di comprendere l’esperienza di noi omosessuali?».
Quello che è successo sabato ieri ha sicuramente spazzato via questa preoccupazione, perché monsignor Bettazzi ha dato alla nostra diversità un quadro in cui trovare un suo significato, parlandoci appunto del Concilio Vaticano II.

Grandi novità, festeggiamenti degni dell’anniversario, un premio tutto nuovo e una lista di film da non perdere per la 25esima edizione del Glbt Film Festival di Torino “Da Sodoma a Hollywood”.
Di tempo ne è passato dalla prima edizione, quasi in sordina, del 1986 e quest’anno, ora che il Festival è un appuntamento ufficiale si tirano un po’ le somme, con una lista di titoli da non perdere, nella retrospettiva “I venticinque film che ci hanno cambiato la vita”: fra questi l’indimenticabile Bent, che metteva in scena l’amore gay ai tempi dell’Olocausto, lo spagnolo A mia madre piacciono le donne e il canadese Lilies.
Ma la rassegna è soprattutto una vetrina per nuove pellicole, che quest’anno prendono in considerazione temi svariati: dall’omofobia, ovvero”L’odio mangia l’anima”, al rapporto genitori e figli omosessuali; la bisessualità, vissuta come sceltadi pari dignità; e i problemi dei gay anziani e soli.
Da quest’anno ci sarà anche un premio a una personalità - regista, attore, produttore - che si è particolarmente distinta, nel corso della sua vita o della sua carriera, nel cinema gay: sarà una statuetta realizzata dall’artista Ugo Nespolo e si chiamerà Oscar (Wilde), dal momento che riproduce la silouhette dell’autore irlandese condannato per la sua omosessualità.
Segnatevi le date del Festival: dal 15 al 22 aprile 2010.

Continua la storia a puntate, romanzata, a volte ironica, a volte malinconica e triste, di un gruppo di amici. Nella prima parte, Riccardo è a disagio nella sua prima serata in un locale gay, dopo molto tempo. Con lui, l’amico Stefano, non ha di questi problemi. E dopo essersi messo in gioco per l’ennesima volta, inizia a bere, cercando così di trovare un modo per ‘reagire’. E, cocktail in mano, si butta nella mischia…
“I want your love and I want your revenge, You and me could write a bad romance, oh oh oh ohhhh” mi grida Lady Gaga, mentre, con gli occhi ancora chiusi (e la testa che pulsa come ci fossero le ballerine del video che vi danzano dentro), allungo il braccio meccanicamente, e rispondo al mio cellulare. Mi schiarisco la voce, faticosamente, mentre sento la voce di Stefano che, con tono da complice, mi domanda: “Come vaaaaa…?“. “Bene, ma che ora è?” domando, stropicciandomi gli occhi. “Le dieci di mattina.. Dove sei? Come è andata ieri sera?” Quella domanda, mi lascia un po’ impacciato. Come era andata effettivamente la sera prima? Ma, mentre rifletto, mi torna alla mente la parte iniziale della frase: Dove sei. “A casa mia, dove vuoi che sia…”. Apro gli occhi e vedo davanti a me, su una poltrona, un gatto grigio che mi fissa, con la stessa espressione che avrei io se vedessi uscire un cammello dall’ascensore del mio palazzo. E sopratutto, io non ho mai avuto un gatto… “Ti richiamo” concludo, chiudendo il telefono e guardandomi intorno, lentamente.
La stanza è una camera da letto ben arredata, con al muro qualche quadro appeso e un armadio con le ante socchiuse. Volto la testa di lato e vedo che l’altra metà del materasso è libera. Ma le coperte sono disfatte. Il cuore inizia ad accelerare vertiginosamente. Mi volto verso il gatto di prima, come potesse improvvisamente parlare e spiegarmi la situazione, ma ovviamente non lo fa e mi fissa con gli occhi socchiusi. E sono certo che sta pensando di me che io sia una sgualdrina. Mi mordo le labbra e sento dei passi avvicinarsi alla porta: lentamente si apre ed appare un ragazzo (nemmeno male, lo ammetto) che mi sorride, e nota che ho gli occhi aperti. “Buongiorno, ti sei svegliato…“. Annuisco, avvolgendomi col lenzuolo come una vergine illibata. “Vuoi un caffè?” mi chiede, passandosi una mano tra i capelli spettinati. Indossa una tuta scura. “Sì, grazie…ma prima, posso… chiederti il nome?”. Lui sorride: “Andrea“. Mi sento un cretino. Mi alzo, lentamente, mi tolgo un pigiama (non mio) e infilo jeans e maglia.
Mentre raggiungo la cucina continuo a sperare di essere ancora addormentato. Non può essere, non posso davvero non ricordare di aver fatto sesso con un perfetto sconosciuto (Sì, d’accordo, carino, ma sempre estraneo…). Mi siedo su una sedia, mentre lui mi versa il caffè e lo ringrazio, cercando di non mostrarmi troppo imbarazzato. Già mi immagino seduto accanto a Barbara d’Urso, di spalle, con una parrucca in testa, mentre le racconto quello che mi è successo e lei, sorniona, ripete (per quei tre che non avessero ancora capito): “E mi dicevi che tu, completamente ubriaco, ti sei risvegliato nel letto di questo sconosciuto, che poteva essere chiunque, anche un maniaco omicida, ignaro di dove fossi, dopo aver fatto sesso insieme a lui… esatto?“. Segue brusio dal pubblico e magari la telefonata in diretta con mia nonna Gina, perché cara Barbara ti seguo sempre e… Ok, sto degenerando. “Qualcosa non va?” mi chiede ‘lo sconosciuto’, sorridendo. “Ti devo chiedere una cosa… cosa è successo fra noi? Nel senso… stanotte… io e te… ehm…cosa abbiamo fatto?” Read more...
Ennesimo episodio di omofobia, questa volta ai danni di un assessore friulano, Enrico Pizza, omosessuale dichiarato, cofondatore udinese della sezione Arcigay della città. Secondo quanto dichiarato dall’interessato e riportato dalla stampa locale, Pizza sarebbe stato preso di mira, mentre passeggiava nel centro del capoluogo friulano assieme al suo compagno, da tre individui che lo hanno insultato e aggredito. L’aggressione avrebbe potuto avere risvolti più seri se non fosse intervenuto un conoscente della coppia che ha sedato gli esagitati animi degli aggressori.
Enrico Pizza è un politico navigato e un bravo militante del movimento omosessuale. Quando fu eletto consigliere comunale a Udine, Arcigay salutò l’evento come un passo positivo per una città, Udine, fino ad allora tacciata di provincialismo acuto. Enrico Pizza era uno dei cinque amministratori locali italiani dichiaratamente omosessuale, militante, figura fondatrice di Arcigay in quella città. Era il 2003 e in quella occasione Pizza aveva fatto capire alla città le sue intenzioni in materia di diritti civili, tanto che attualmente ricopre la carica di assessore alla mobilità, spendendosi per la sua città e per la comunità glbtq. Quando approdò alla politica, dopo la sua elezione in Comune dichiarò:
Intendo portare in politica lo stile e l’energia del volontariato. Un modo di procedere pulito e basato sul dialogo e sull’ascolto. Nei regolamenti amministrativi occorre che ci sia pari dignità per tutte le forme di famiglia e che si evitino le discriminazioni verso le coppie di fatto, etero o gay che siano: nelle assegnazioni delle case popolari, come in tutti i regolamenti in cui compare il termine “famiglia”, dev’essere inteso nella sua accezione più ampia. Mi batterò perché si arrivi davvero a quella società aperta di cui tutti si sono riempiti la bocca in campagna elettorale. Ma questo non vale solo per i gay: penso anche alle minoranze religiose o etniche. Non sono in Consiglio per difendere i diritti di alcuni e basta, ma ritengo che una città che tutela i diritti anche dei pochi sia una città più giusta per tutti. Non faccio crociate per i gay, ma a difesa dei tanti “pochi”.
Una battaglia partita da molto lontano, dalle difficoltà incontrate nell’adolescenza, dagli episodi spiacevoli, sempre troppi per essere digeriti. Ma ora è acqua passata.
Il coraggio crea sempre rispetto: più ho dimostrato di avere coraggio, più sono stato rispettato. Questo non vuol dire che sia arrivato gratis dove sono, ma con una profonda decisione. Nel dire: “Io sono così e mi piaccio”.
Dopo i tanti fatti delittuosi verso le persone glbtq che aveva tenuto banco nelle cronache nazionali dei mesi scorsi, le tante aggressioni vili, pensavamo ad una tregua, ad un momento il più lungo possibile, in cui la ragione e il rispetto civile si fossero fatte insegnamento contro la stupidità e l’odio omofobo. Pare, e ahinoi è così, che quell’odio, quel virus infettato di odio irrefrenabile verso gli omosessuali non sia stato debellato e serve ancora tanto lavoro, tanta pazienza, tanto impegno per continuare a chiamarci società civile. Non sappiamo se dietro l’aggressione a Pizza ci sia un risvolto meramente politico o sia una vera e propria aggressione a sfondo omofobo. In entrambi i casi, la violenza esercitata non può avere comprensione, non può essere esercitata senza la nostra ribellione.
Il diritto alla propria omosessualità, il diritto a vivere serenamente la propria condizione sessuale deve essere per tutti un diritto universale. Cessi questo odio, questa persecuzione, questa malsana voglia di sentirsi superiori e capaci di gettare nella polvere chi è diverso da una “normalità” sempre più falsa e stupida.
Via e Foto | Il Giornale del Friuli /a>



